Arte e cibo, Brescia ha iniziato il countdown dell’Expo. Food&Art, Brescia begins the countdown

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La prima città ad occuparsi del cibo nell’arte è stata Brescia, in larghissimo anticipo su Milano e sull’Expo interamente incentrata su “nutrire il pianeta”. La mostra a Palazzo Martinengo si è infatti inaugurata il 24 gennaio e durerà oltre giugno, mentre le mostre milanesi partiranno dal primo maggio. Il tema della natura morta è arcinoto, lo hanno dipinto maestri di ogni tempo, specie nel Cinquecento e nel Seicento italiano ed europeo. E, ancor oggi, molti artisti, di stampo iperrealista, ne fanno la propria bandiera di abilità, ad imitazione-inganno della Natura. La mostra bresciana (a cura di Davide Dotti), offre un’ampia panoramica partendo da opere poco viste, come Il mangiatore di ricotta del Campi , via via passando per la pop-art (con l’Ultima Cena di Warhol, e anche la sua Campbell soup) fino alle tavole abbandonate di Daniel Spoerri (con piatti e stoviglie sporche). La scultrice ceroplasta Paola Nizzoli ha lavorato invece a una “piramide” alimentare, sorta di Paese del Bengodi della nostra civiltà da un lato iperalimentata, e dall’altro sottoalimentata. Ma la vera sorpresa è quell’imponente scultura alla maniera dell’ Arcimboldo (1526/1593), Il Custode dell’orto, un “unicum” che traduce nella pietra arenaria gli stilemi della sua pittura, una concrezione di frutta e di ortaggi (della terra lombarda), dal melone cantalupo alla verza, alle due grosse rape rosse che compongono le natiche. La scultura (attribuita a un anonimo scultore lombardo attivo nella seconda metà del XVII secolo) rimanda a certe raffigurazioni di Ercole nella statuaria classica e poi a quell’Homo sylvestris (che ha per pelle la vegetazione), discendente di Silvano, il dio latino dei boschi.

The first city to deal with food in the art is Brescia, in broad advance on Milan and the Expo, entirely focused on “feeding the planet.” The exhibition has been inaugurated at Palazzo Martinengo January 24th, while the Milan shows will start from May 1. The topic of still life is very well known, and has been painted by italian and european masters of all time, especially in the XVI and XVII century. And, even today, many artists, hyperrealist, make its flag of skill, in imitation of Nature-deception. The exhibition in Brescia (curated by David Dotti), provides a broad overview, starting from works little viewed, such as the Cottage cheese eater by Campi, gradually passing through Pop Art (with the Last Supper of Warhol, and also his Campbell soup) to the Tableau piège by Daniel Spoerri (abandoned tables with plates and dirty dishes). The sculptress wax modeller Paola Nizzoli produced her food “pyramid”, sort of Paese del Bengodi of our civilization on one hand hypernourished and on the other undernourished. But the real surprise is that impressive sculpture in the manner of Arcimboldo (1526/1593), The Keeper of the garden, a “unique piece” which translates into the sandstone the stylistic features of his painting, a concretion of fruits and vegetables (species that grows in Lombardy), from cantaloupe melon to cabbage, to the two big beetroots that make up the buttocks. The sculpture (attributed to an anonymous Lombard sculptor active in the second half of the XVII century) refers to certain representations of Hercules in classical statuary and moreover to the Homo sylvestris (with vegetation for skin), descendant of Silvanus, the Roman god of the woods.

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