Dall’Aspromonte si leva un canto

Non vedo l’ora di ascoltarla cantare dal vivo, per ora mi devo accontentare di quel video su internet. Francesca Aspromonte, 23 anni, cantante lirica, nata in un paesino vicino a Cosenza (Montalto Uffugo), l’ho conosciuta sul tram n.9 ad Amsterdam. Dieci battute in inglese prima di scoprire che, invece, eravamo entrambe italiane e andavamo nella stessa direzione, al Rijksmuseum. Francesca Aspromonte è un soprano, canta il repertorio barocco (ma sogna di affrontare Donizetti), non ha bruciato le tappe, ma avanza con tenacia sfoderando un visino dolce che inganna molto sulla sua tostaggine. Così giovane ha già fatto molto. Come tantissimi suoi coetanei anche lei è all’estero per lavorare (qui ad Amsterdam ha affrontato un’audizione ed è stata scelta per interpretare l’angelo nello Jephtha di Haendel), da noi anche i teatri sono alla frutta. «Ma ora vado un po’ a casa, da nonna Maria, ho bisogno delle sue coccole. Ho imparato a vivere in una valigia. All’estero trovi tanta professionalità ma ti manca il calore, che da noi fa però il paio con la disorganizzazione». Mi racconta di quel brano popolare calabrese (La Canzone di Cecilia) che canta dall’età di sei anni, diventato il perno di uno spettacolo sull’amore appassionato e sfortunato (https://www.youtube.com/watch?v=UB-sdHQNxYI), quasi un soggetto pre-Tosca. Prima del canto per Francesca c’è stato il clavicembalo, e genitori musicofili. Arriviamo al Rijksmuseum e puntiamo dritto a Vermeer, le scappa una lagrimuccia di emozione. Al teatro Olimpico di Roma il 18 dicembre interpreterà Giuditta nell’omonimo oratorio di Scarlatti, ma io l’aspetto presto qui alla Scala. Herr Pereira, le concede una prova?

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